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Approccio clinico

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Il mio approccio clinico

In un senso più ampio, l’operato dello psicologo clinico si rivolge alla prevenzione primaria delle condizioni di disagio personale e relazionale; alla promozione del benessere psicologico e psicosociale; all’identificazione precoce delle problematiche o patologie; al corretto inquadramento dei fattori psicologici, personologici, famigliari, relazionali, ambientali e contestuali che generano e mantengono il disturbo o la difficoltà psicologica; alla gestione clinica tramite consulenze, colloqui e diverse tecniche di sostegno psicologico, delle principali tipologie di difficoltà personali, famigliari, gruppali e comunitarie; all’abilitazione a alla riabilitazione nelle problematiche emotive, relazionali, comportamentali o cognitive che si presentano non integralmente risolvibili e al sostegno in situazioni di crisi emotiva, relazionale o decisionale del cliente.

Anche per diventare psicologo clinico in Italia è necessario laurearsi in psicologia (attualmente Laurea Specialistica 3+2), sostenere un Esame di Stato a seguito di un tirocinio post-lauream di un anno e iscriversi all’Albo degli Psicologi di una regione o Provincia italiana. Senza l’iscrizione all’Albo – Sez. A – non si è psicologi, ma soltanto dottori in psicologia. Possono iscriversi nella Sezione A dell’Albo i laureati in Psicologia e nella Sezione B i dottori in Tecniche psicologiche, a seguito del superamento dei rispettivi esami di Stato ci si può avvalere del titolo di psicologo. Per uno psicologo l’iscrizione all’Albo è la condizione necessaria per poter lavorare ed esercitare l’attività di psicologo.

Nel mio lavoro clinico opero utilizzando un approccio di tipo Psicodinamico.

"La terapia psicodinamica è un approccio alla diagnosi e alla terapia caratterizzato da un modo di pensare sia rispetto al paziente sia rispetto al terapeuta che comprende il conflitto inconscio, le carenze e le distorsioni delle strutture intrapsichiche e le relazioni oggettuali interne, e che integra questi elementi con i dati attuali delle neuroscienze". (Gabbard, 2004)

La psicodinamica (o “psicologia dinamica”) comprende quattro ampie aree teoriche di derivazione psicoanalitica:

  • La psicologia dell'Io, derivata dalla teoria psicoanalitica classica di Sigmund Freud. Orientamento delle teorie psicoanalitiche che sostiene la teoria secondo la quale l'Io possiede, anche nelle situazioni di forte conflitto intrapsichico (ad esempio, di tipo nevrotico), processi funzionali "liberi da conflitti". La parte "libera da conflitti" dell'Io è quella che si occupa, anche in situazioni di disagio emotivo, del rapporto con la realtà e dell'esecuzione delle funzioni psichiche di base (quali i processi cognitivi, ecc). Obiettivo del trattamento psicoanalitico, secondo tale approccio, è quindi quello di rinforzare e ampliare la sfera dell'Io libera da conflitti, favorendo un miglior adattamento all'ambiente reale. All'interno della teoria della clinica della Psicologia dell'Io, ampio spazio è dato all' Analisi delle Difese, ovvero alle modalità costitutive dei meccanismi di difesa messi in atto per la gestione (o come conseguenza) del conflitto intrapsichico e delle istanze pulsionali.
  • La teoria delle relazioni oggettuali, derivata dal lavoro di Melanie Klein e dei membri della cosiddetta "scuola britannica". La teoria delle relazioni oggettuali sostiene che le pulsioni emergono nel contesto di una relazione e non possono pertanto essere mai separate da esse: le relazioni interpersonali si trasformano in rappresentazioni interiorizzate di intere relazioni, non di un singolo oggetto o di una persona.Il conflitto inconscio, per questo approccio, non è semplicemente la lotta tra un impulso e una difesa come nel caso della psicologia dell’Io, ma è anche lo scontro tra coppie contrapposte di unità interne di relazioni oggettuali.
  • La psicologia del Sé, fondata da Heinz Kohut ed elaborata dai contributi dei numerosi successori. Kohut pone al centro del suo modello un apparato psichico primitivo, il Sé, la cui coesione ed integrazione è essenziale allo sviluppo successivo dell'Io. Il Sé è all'origine del sentimento per il quale l'individuo si sente un polo autonomo di percezione e d’iniziativa. Ha quindi un ruolo funzionale: è una dimensione intrapsichica che si alimenta del rapporto con gli altri, (oggetti-Sé). Se viene a mancare un'adeguata relazione adulto-bambino il Sé si ripiega su se stesso e si fissa in una posizione narcisistica: in tal caso l'esperienza del Sé, normalmente appagante, si disintegra e si cristallizza, in modo difensivo, dando luogo a un Sé grandioso e onnipotente (narcisistico). La terapia proposta da Kohut è centrata sul contenimento e la ricostruzione del Sé frammentato. Egli individua con chiarezza nell'empatia il metodo principe per la raccolta dei dati in psicoanalisi nonché un elemento cardine del proprio orientamento teorico e clinico.
  • La teoria dell'attaccamento, frutto del lavoro congiunto di John Bowlby e Mary Ainsworth. Grazie a Bowlby, il legame di attaccamento alle figure  familiari di accudimento diventa il sistema motivazionale centrale nei primi anni di vita, che spinge il bambino a mantenere la vicinanza fisica a queste figure per ottenerne la protezione. Bowlby attribuisce importanza al ruolo della situazione reale vissuta dal bambino. Per sviluppare un equilibrio psicomotorio il bambino deve vivere una relazione affettuosa, intima e continuativa con la madre.

La psicodinamica si è modellata sui principi tecnici della psicoanalisi classica ed è stata definita in molte differenti maniere: espressiva, dinamica, a orientamento psicoanalitico, orientata all'insight, esplorativa o intensiva, per citarne solo alcune.

Nella concezione psicodinamica il disturbo psicologico deriva generalmente da una risposta inadeguata alla realtà causata da meccanismi di difesa assunti in periodi critici, spesso dell'età infantile, e divenuti poi disfunzionali nei successivi periodi evolutivi. Il lavoro terapeutico consiste nel far riaffiorare le radici del conflitto che hanno causato le difficoltà di relazione con il mondo reale.

Psicodinamica dal punto di vista pratico

Secondo la psicodinamica, dal momento che il paziente ha interesse a mantenere inconsci i veri motivi del comportamento, e oppone loro delle resistenze, non è possibile raggiungere la consapevolezza con un’indagine diretta, bensì con il metodo delle associazioni libere e dell’interpretazione dei sogni.

Nella terapia psicodinamica, l’analisi e la comprensione delle resistenze sono parte fondamentale del lavoro terapeutico. Il terapeuta non deve svalutare le resistenze, ma accoglierle con interesse, ricercando l’aiuto del paziente per comprenderne l’origine.

La resistenza relativa alle dinamiche transferali è detta “resistenza di transfert”. Il transfert è la naturale tendenza a rivolgere sulle persone che ci circondano – nel caso specifico il terapeuta – impulsi e fantasie del nostro passato infantile, così come le difese e le resistenze messe in atto per arginarli. Le disposizioni di transfert più strettamente correlate ai problemi attuali del paziente costituiscono il focus dello sforzo interpretativo.

In psicodinamica, è essenziale che si instauri l’alleanza terapeutica. Il terapeuta deve mostrare umanità ed empatia, non distacco emotivo.

Psicodinamica: per chi e per quali problematiche

La terapia psicodinamica è efficace su una vasta gamma di sintomi psicologici, fra cui nevrosi, depressione, ansia, panico e altri problemi legati allo stress, trattamento dei disturbi di personalità.

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Dott.ssa Silvia Dolce
Psicologa - Potenza

Iscrizione Albo Psicologi della Basilicata n. 638
Laurea Magistrale in Psicologia Clinica e della Salute (LM-51) conseguita nel 2014
P.I. 01971090764

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